Passettino indietro: perché mi sono barcamenata in un
corso da redattore editoriale?
Per dare una svolta a un inverno depressivo, fatto di timori da traguardo-laurea e "pezze" sentimentali? In parte.
Perché il mio amore per i libri era solo questione di tempo prima che dovesse squarciare il velame dei suddetti timori e "pezze"? In parte.
Perché il piano A dell'insegnamento è una strada lastricata di iperselezione, stress, schiavismo... e precariato per precariato almeno con l'editoria ho meno rischi di burnout? Non lo nego.
Perché mi ero stufata di tutta la fuffa teorica dell'università e volevo tuffarmi nel pragmatico artigianato intellettuale? SOPRATTUTTO E MIRATAMENTE PER QUESTO.
Eccomi allora accontentata con Herzog, agenzia letteraria che mi ha fatto toccare con mano la mansione di più BASSA manovalanza dell'editoria, ma tanto BASSA da essere BASILARE: la CORREZIONE DI BOZZE. Anche i profani del settore sapranno che per bozza si intende un testo in stato grezzo, con potenziali refusi (grammaticali, ortografici e di impaginazione) tutti da spurgare. Per rendere l'idea della delicatezza di tale compito dico solo che in biologia il processo secondo cui si replicano le sequenze di DNA eliminando i nucleotidi difettosi (i "refusi" genetici) si chiama proprio proofreading (correzione di bozze). Anche traslando il discorso nel più umanistico ambito editoriale la sostanza non cambia: il correttore di bozze cura la genetica di un testo. Un siffatto compito, ovviamente, ha bisogno del suo arsenale, composto da:
| Herzog, l'inizio dell'inizio... |
Eccomi allora accontentata con Herzog, agenzia letteraria che mi ha fatto toccare con mano la mansione di più BASSA manovalanza dell'editoria, ma tanto BASSA da essere BASILARE: la CORREZIONE DI BOZZE. Anche i profani del settore sapranno che per bozza si intende un testo in stato grezzo, con potenziali refusi (grammaticali, ortografici e di impaginazione) tutti da spurgare. Per rendere l'idea della delicatezza di tale compito dico solo che in biologia il processo secondo cui si replicano le sequenze di DNA eliminando i nucleotidi difettosi (i "refusi" genetici) si chiama proprio proofreading (correzione di bozze). Anche traslando il discorso nel più umanistico ambito editoriale la sostanza non cambia: il correttore di bozze cura la genetica di un testo. Un siffatto compito, ovviamente, ha bisogno del suo arsenale, composto da:
1) Una soglia di concentrazione V-E-R-T-I-G-I-N-O-S-A (dal primo giro di correzioni, se non addirittura fin dalla prima prova di correzione di bozze per essere assunti in casa editrice, è bene scovare ALMENO il 70% di errori se volete essere "dell'ambiente").
2) Una penna rossa (o blu, o nera, purché sia di inchiostro scuro) che sarà il vostro bisturi per sezionare il testo e estirpare quei cancri detti "errori". Con essa indicherete l'errore nel testo con l'apposito simbolo di correzione e riporterete tale simbolo nei margini destro o sinistro, o in calce o in cima alla pagina per indicare la correzione da apportare.
Per un prospetto completo degli errori e relativi simboli di correzione, ecco il link: http://www.mestierediscrivere.com/uploads/files/correzione_simboli.pdf
Per un prospetto completo degli errori e relativi simboli di correzione, ecco il link: http://www.mestierediscrivere.com/uploads/files/correzione_simboli.pdf
3) Un righello da posizionare sotto ogni riga affinché l'occhio non si stanchi e non salti quella porzione di testo da correggere. Un vero amico per le talpe miopi/astigmatiche/altro come la sottoscritta.
4) Una lente di ingrandimento (perché il correttore è anche "detective" oltre che "chirurgo") per scovare anche gli errori più "birichini" e di grandezza infinitesimale (virgole, refusi nelle note a piè pagina, spazi "anomali" fra una parola e l'altra...).
| Ciao anche a te, e grazie di esistere! <3 |
4) Una lente di ingrandimento (perché il correttore è anche "detective" oltre che "chirurgo") per scovare anche gli errori più "birichini" e di grandezza infinitesimale (virgole, refusi nelle note a piè pagina, spazi "anomali" fra una parola e l'altra...).
| Sherlock Holmes vs il Refuso dei Baskerville. |
5) Una grammatica italiana, la Bibbia di ogni correttore. Se per voi i 31,45 € della grammatica del Venerabile Serianni sono un salasso, no fear: basta consultare il dizionario Treccani o del Corriere della Sera gratis e online (testato dalla sottoscritta).
| Ma su, correttori e grammar nazi italiani! Volete davvero rinunciare a una reliquia? |
6) Il testo di riferimento, ossia l'originale scritto dall'autore, non ancora digitato sul computer e poi stampato in forma di bozze. È bene farvi riferimento sia pure per correggere apparenti "quisquiglie" come le virgole.
7) Le NORME REDAZIONALI. Il maiuscolo non è casuale essendo proprio le suddette norme la PRIMA cosa che dovete farvi dare appena entrate in casa editrice. Premetto col dire che ogni casa editrice ha una propria "lingua" e una propria "grammatica" sul come redarre i testi da pubblicare. A fronte di un'Adelphi che impiega per le citazioni i caporali (<< >>), ad esempio, altre case editrici preferiranno i doppi apici (" ") secondo l'uso americano. Le norme redazionali sono appunto delle sorte di "grammatiche editoriali", e che pur variando da casa a casa editrice hanno tutte i loro minimi comun denominatori. Nel prossimo post vedremo quali.
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