martedì 2 giugno 2015

La Correzione di Bozze o "Dei Ferri Ingrati del Mestiere"


Passettino indietro: perché mi sono barcamenata in un corso da redattore editoriale? 

Per dare una svolta a un inverno depressivo, fatto di timori da traguardo-laurea e "pezze" sentimentali? In parte. 

Perché il mio amore per i libri era solo questione di tempo prima che dovesse squarciare il velame dei suddetti timori e "pezze"? In parte. 

Perché il piano A dell'insegnamento è una strada lastricata di iperselezione, stress, schiavismo... e precariato per precariato almeno con l'editoria ho meno rischi di burnout? Non lo nego.

Perché mi ero stufata di tutta la fuffa teorica dell'università e volevo tuffarmi nel pragmatico artigianato intellettuale? SOPRATTUTTO E MIRATAMENTE PER QUESTO.


Herzog, l'inizio dell'inizio...

Eccomi allora accontentata con Herzog, agenzia letteraria che mi ha fatto toccare con mano la mansione di più BASSA manovalanza dell'editoria, ma tanto BASSA da essere BASILARE: la CORREZIONE DI BOZZE. Anche i profani del settore sapranno che per bozza si intende un testo in stato grezzo, con potenziali refusi (grammaticali, ortografici e di impaginazione) tutti da spurgare. Per rendere l'idea della delicatezza di tale compito dico solo che in biologia il processo secondo cui si replicano le sequenze di DNA eliminando i nucleotidi difettosi (i "refusi" genetici) si chiama proprio proofreading (correzione di bozze). Anche traslando il discorso nel più umanistico ambito editoriale la sostanza non cambia: il correttore di bozze cura la genetica di un testo. Un siffatto compito, ovviamente, ha bisogno del suo arsenale, composto da:

1) Una soglia di concentrazione V-E-R-T-I-G-I-N-O-S-A (dal primo giro di correzioni, se non addirittura fin dalla prima prova di correzione di bozze per essere assunti in casa editrice, è bene scovare ALMENO il 70% di errori se volete essere "dell'ambiente").

2) Una penna rossa (o blu, o nera, purché sia di inchiostro scuro) che sarà il vostro bisturi per sezionare il testo e estirpare quei cancri detti "errori". Con essa indicherete l'errore nel testo con l'apposito simbolo di correzione e riporterete tale simbolo nei margini destro o sinistro, o in calce o in cima alla pagina per indicare la correzione da apportare. 




Per un prospetto completo degli errori e relativi simboli di correzione, ecco il link: http://www.mestierediscrivere.com/uploads/files/correzione_simboli.pdf

3) Un righello da posizionare sotto ogni riga affinché l'occhio non si stanchi e non salti quella porzione di testo da correggere. Un vero amico per le talpe miopi/astigmatiche/altro come la sottoscritta.  


Ciao anche a te, e grazie di esistere! <3

4) Una lente di ingrandimento (perché il correttore è anche "detective" oltre che "chirurgo") per scovare anche gli errori più "birichini" e di grandezza infinitesimale (virgole, refusi nelle note a piè pagina, spazi "anomali" fra una parola e l'altra...).

Sherlock Holmes vs il Refuso dei Baskerville.

5) Una grammatica italiana, la Bibbia di ogni correttore. Se per voi i 31,45 € della grammatica del Venerabile Serianni sono un salasso, no fear: basta consultare il dizionario Treccani o del Corriere della Sera gratis e online (testato dalla sottoscritta). 
  
Ma su, correttori e grammar nazi italiani! Volete davvero rinunciare a una reliquia?

6) Il testo di riferimento, ossia l'originale scritto dall'autore, non ancora digitato sul computer e poi stampato in forma di bozze. È bene farvi riferimento sia pure per correggere apparenti "quisquiglie" come le virgole.

7) Le NORME REDAZIONALI. Il maiuscolo non è casuale essendo proprio le suddette norme la PRIMA cosa che dovete farvi dare appena entrate in casa editrice. Premetto col dire che ogni casa editrice ha una propria "lingua" e una propria "grammatica" sul come redarre i testi da pubblicare. A fronte di un'Adelphi che impiega per le citazioni i caporali (<< >>), ad esempio, altre case editrici preferiranno i doppi apici (" ") secondo l'uso americano. Le norme redazionali sono appunto delle sorte di "grammatiche editoriali", e che pur variando da casa a casa editrice hanno tutte i loro minimi comun denominatori. Nel prossimo post vedremo quali. 


Nessun commento:

Posta un commento